Capitolo tre

Aveva ripreso nuovamente a piovere, cosa che infastidiva alquanto Crystal, sembrava che anche il pianeta si fosse schierato con i Separatisti. Fece cenno ai cloni di fermarsi, c’era qualcosa che la inquietava, oltre la pioggia non si udiva alcun rumore e la cosa non era così bella. Guardò di sfuggita i cloni che iniziavano a capire come mai.

Wolffe fece cenno a Comet e Booster di dividersi in due gruppi e di proseguire la salita prima di avvicinarsi a Crystal. «Proseguiranno, se c’è una pattuglia dobbiamo cercare di attirare la loro attenzione.»

La Padawan non disse nulla, sapeva che aveva fatto bene a farlo. 

Improvvisamente Crystal fu sfiorata da un colpo di blaster, fu rapida a voltarsi, mentre Wolffe iniziò a sparare verso la pattuglia dei droidi che si avvicinava.

«Dannazione sono tanti.» ringhiò Wolffe mentre Crystal combatteva al suo fianco usando sia la spada laser che la Forza. Fu abbastanza furbo di non tradire la presenza degli altri, dovevano solo cercare di tenere più impegnata possibile la pattuglia, in modo che i suoi fratelli si allontanassero più possibile.

«Sì parecchi. Indietreggiamo.» Disse iniziando a fare qualche passo indietro, sperando che Wolffe la seguisse, fu contenta nel vedere che lo fece. Fece in modo che Wolffe fosse qualche passo indietro a lei per poter avere più libertà di movimento con la spada laser.

I droidi non accennavano a diminuire, ma non si stupì visto la presenza della fabbrica a qualche chilometro da lì. Teneva sotto controllo Wolffe con la coda dell’occhio, si avvicinò a lui. 

«Comandante.» Gridò quando lo vide scomparire. Pochi secondi dopo fu colpita allo stomaco e lanciata indietro. Si sentì cadere nel vuoto fino ad impattare violentemente al suolo.

Quanto Crystal riaprì gli occhi ci mise un po’ a capire cos’era accaduto e dove si trovava. Vedeva solo dei muri alti e grigi, fece fatica ad alzarsi, sentiva un gran dolore alla gamba sinistra e a un fianco. Posò la mano sul fianco: non c’era sangue, ma a solo sfiorarlo doveva stringere i denti per non gridare di dolore, probabilmente una ferita interna. Si ricordò poi che non era sola e si guardò attorno fino a notare Wolffe privo di sensi non lontana da lei.

Fece forza sulle braccia per alzarsi e avvicinarsi a lui. Passò la mano lungo il corpo del clone per capire la situazione in cui si trovava. Notò del sangue all’altezza del femore destro. Con attenzione rimosse l’armatura per poter controllare. Aveva una frattura esposta, doveva approfittare dell’incoscienza di Wolffe per sistemarla. Tolse con attenzione il casco e sistemò sotto la sua testa il suo mantello.

Si alzò per cercare di capire che razza di edificio si trovavano. Notò due porte e un grande vetro che dava su un altra stanza. Riuscì ad aprire una delle due porte e rimase basita quando si accesero le luci. C’erano una decina di cilindri di vetro con delle creature all’apparenza morte conservate in un liquido trasparente. Al centro della sala un tavolo con degli strumenti medici. Si avvicinò a uno dei cilindri e si sentì morire riconoscendo uno dei ragazzi della 212 sparito durante una delle missioni. Posò la mano contro il vetro e chiuse gli occhi cercando di trattenere le lacrime, anche se a fatica. 

«Mi spiace.» Mormorò a bassa voce. Non sapeva se avrebbe dato la notizia al campo, sapeva quanto sarebbe stata devastante per tutti gli altri pensare che uno di loro era stata usata come cavia. Non vedeva l’ora che questa terribile guerra finisse e che la galassia trovasse una certa serenità.

A fatica si allontanò dal clone morto, doveva procurarsi un po’ di cibo e sincerarsi delle condizioni di Wolffe. Posò una mano sul fianco dolorante. Sospirò mentre cercava qualcosa di utile nel laboratorio, ma non trovò nulla. Uscendo dalla grande sala chiuse la porta alle spalle.

Wolffe si stava riprendendo proprio in quel momento e non fece in tempo ad avvicinarsi prima che cercasse di alzarsi, ma il dolore lo fermò. «Maledizione.»

«Fai attenzione, Comandante, hai una frattura esposta, se ti muovi troppo non potrà che peggiorare.» Crystal cercò di sorridere, ma era evidente la sua preoccupazione.

«Da quanto tempo siamo qui?»

«Direi almeno un giorno o due.» Si inginocchiò vicino a lui. «Volevo trovare un po’ di cibo, dobbiamo rifocillarsi prima di tornare verso il campo.»

«Vai tu, sarei solo un peso.»

«Non me ne vado senza di te, non lascio mai indietro i miei compagni di ventura.»

Per Wolffe non era difficile capire che c’era qualcosa che la preoccupava, aveva imparato a leggere gli sguardi dei Jedi. «Tutto bene?»

«Sì tutto bene.» Sorrise alzandosi. «Partiremo domattina, preferisco che tu ti riprenda un po’ di più. Il bacta che avevo è rovinato, si è rotta la fialetta nella caduta, mi spiace.»

«Va bene così.» Rispose tranquillamente. «Tu sei ferita?»

«Solo dei brutti lividi, nulla di così tanto grave.»

Si rese conto che stava mentendo, ma non disse nulla, non era il momento per discutere, dovevano cercare di collaborare anche se la cosa non gli piaceva per nulla.

«Risposa, qui sei al sicuro.» Mormorò prima di uscire dalla struttura. Sospirò appena. Sì Wolffe era sicuramente molto burbero, ma iniziava a pensare che Cody avesse ragione. Forse si era preoccupato per lei perché aveva in mano la sua sopravvivenza o forse perché ci era veramente preoccupato; solo il tempo glielo avrebbe fatto capire.